Selezione pubblica per assunzione a tempo determinato, n. 9 unità Tecnologo di secondo livello – cat. D3

Location: Università di Milano

Selezione pubblica, per titoli ed esami, per il reclutamento di n. 9 unità di Tecnologo di secondo livello, categoria D – posizione economica D3, ai sensi dell’art. 24 bis della Legge 240/2010, con rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato, full time, della durata di 24 mesi ciascuno, eventualmente prorogabile, di cui n. 6 unità presso la Direzione Servizi per la Ricerca – Settore Management della Ricerca e n. 3 unità presso la Direzione Innovazione e Valorizzazione delle Conoscenze, a supporto delle attività previste nell’ambito dei progetti connessi all’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Deadline for applications: 10 Giugno 2022

To Apply:
https://www.unimi.it/it/ateneo/lavora-con-noi/reclutamento-personale-tecnico-amministrativo/bandi-personale-tecnico/selezione-pubblica-assunzione-tempo-determinato-n-9-unita-tecnologo-di-secondo-livello-cat-d3-cod

New Job Position – Tech Transfer

Location: Pavia, Italy (Personalised mix of work from home/office)

This is an exciting time for us as we continue to grow and expand our offerings to our Netval network.

With the number of patents on the Knowledge Share Platform growing at a steady pace, we are looking for a Junior Technology Transfer Officer to join our team. You will be responsible for monitoring and coordinating TT activities alongside the 98+ Technology Transfer Offices, revising and uploading marketing briefs, providing a bespoke service to our industrial users and enhancing the current networking strategies to increase visibility of the KS platform, at national and international level.

You will also be involved in organizing events, such as the Tech Share Day and take part in other activities aimed at showcasing our network’s innovations. Your role further progress into maintaining the current lines of collaboration with national and international partners for the valorisation of technology transfer activities.

Deadline for applications: 30 June 2022

To Apply:
Send a Cover Letter accompanied by an up-to-date CV to: presidenza@netval.it
For further information please write to us at: presidenza@netval.it

New Job Position – Communications

Location: Pavia, Italy (Personalised mix of work from home/office)

This is an exciting time for us as we continue to grow and expand our offerings to our Netval network.

As the association is steadily growing, we are looking to onboard a new Junior Marketing & Comms Officer to be part of our team. As part of the role, you will contribute to the growth of the association and the Knowledge Share Platform, by improving and establishing marketing and communication strategies, on our website, social media channel, intranet and create content for the monthly newsletter. You will actively take part in organizing, hosting and divulgating news about webinars, events and workshops. Plus, you will have the opportunity to work on the innovation campaigns that with run in collaboration with similar organization and other stakeholders within the tech transfer ecosystem, at a national and international level.

Deadline for applications: 30 June 2022

To Apply:
Send a Cover Letter accompanied by an up-to-date CV to: presidenza@netval.it
For further information please write to us at: presidenza@netval.it

Pubblicato il Report sui risultati del secondo bando per il potenziamento degli Uffici di trasferimento tecnologico

Il rapporto mette in evidenza i risultati ottenuti in termini assoluti dalle Università, dagli enti pubblici di ricerca e dagli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) grazie alle attività svolte nel periodo 2018-30 giugno 2020, cofinanziate da UIBM con il secondo bando di potenziamento degli UTT.

I risultati appaiono senz’altro positivi e confermano l’utilità dell’azione progettata congiuntamente da UIBM e NETVAL.

Leggi il Rapporto sui risultati del secondo bando di potenziamento degli UTT

Leggi il Rapporto sui risultati del primo bando di potenziamento degli UTT

“Intellectual Property Award” (IPA 2021): presentate 38 candidature per 216 brevetti

La partecipazione delle Università, degli enti pubblici di ricerca e degli IRCCS al premio IPA 2021 è stata molto forte: 38 candidature presentate riferite a ben 216 brevetti per le 7 macro aree tecnologiche previste.

In particolare, il maggior numero di brevetti riguarda la macro area life science/healt care (79 brevetti); per la macro area tecnologie green e materiali alternativi sono stati presentati 33 brevetti ed altri 29 interessano la macro area fonti rinnovabili/energie alternative/acqua

A seguire 27 brevetti sulla macro area filiera agroalimentare, 19 per la future mobility, 17 per la cybersecurity, artificial intelligence, big data e 12 per l’aerospazio. 

Il bando IPA 2021, organizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) – Direzione Generale per la Tutela della Proprietà Industriale – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, in collaborazione con NETVAL, ha permesso alle Università pubbliche italiane, gli enti pubblici di ricerca nazionali e gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) di partecipare alla selezione dei migliori brevetti in 7 aree tecnologiche (FUTURE MOBILITY – CYBERSECURITY, ARTIFICIAL INTELLIGENCE, BIG DATA – TECNOLOGIE GREEN E MATERIALI ALTERNATIVI  – FILIERA AGROALIMENTARE – AEROSPAZIO – FONTI RINNOVABILI/ENERGIE ALTERNATIVE/ACQUA  – LIFE SCIENCE / HEALTH CARE). Un’apposita Commissione di valutazione selezionerà i migliori 5 brevetti che saranno invitati a presentare queste nuove tecnologie all’interno di una settimana dedicata all’innovazione alla prossima Esposizione Universale a DUBAI, presso il Padiglione Italia. Nel corso di questa occasione sarà premiata la migliore innovazione per ciascuna area tecnologica.

Leggi qui ulteriori informazioni

Gli scogli tra scoperta e mercato

Di fronte alla diminuzione delle opportunità nel mondo accademico, molti scienziati italiani vedono negli spin-off un’alternativa attraente. Ma il passaggio è difficile.

Dopo diversi anni trascorsi a studiare la materia oscura in vari laboratori europei, l’astrofisica Lidia Pieri si sentiva insoddisfatta. Tanto da lasciare la ricerca accademica e tentare la fortuna in un settore decisamente diverso, aprendo un’accademia di Tango argentino a Verona. Un giorno, un aspirante ballerino che partecipava al suo corso le presentò un conoscente, manager di una multinazionale farmaceutica. Pieri invitò allora il manager a visitare il laboratorio dell’Università di Trento dove suo marito, Pietro Faccioli, lavorava come fisico teorico. Insieme al biochimico Emiliano Biasini, Faccioli aveva sviluppato il protocollo PPI-FIT (Pharmacological Protein Inactivation by Folding Intermediates Targeting), una tecnica che permette di studiare il processo di ripiegamento delle proteine per trovare nuovi bersagli molecolari per i farmaci.

Il manager farmaceutico rimase colpito, e convinse Pieri e Faccioli che valeva la pena portare l’idea fuori dal laboratorio e farne la base per un’azienda. Nel 2017, insieme a Biasini e altri soci, i due fondarono Sibylla Biotech come spin-off dell’Università di Trento, dell’INFN di Roma e dell’Università di Perugia. Sibylla Biotech ha poi ricevuto un finanziamento da un fondo di investimento, e successivamente ha stipulato un accordo con la multinazionale dove lavorava quel manager, entrando tra i finalisti dello Spinoff Prize 2021. Pieri ora ne è amministratrice delegata, e anche se ammette che il suo percorso di carriera si è svolto “fuori dai binari”, il lavoro le piace molto più del precedente impiego accademico. “Ora ho trovato la mia strada”, dice. “Vorrei averlo saputo allora”.

Sibylla Biotech è uno dei 1.695 spin-off di ricerca attivi in Italia, secondo Netval, un’associazione che monitora il trasferimento tecnologico nel Paese. In media, ogni anno vengono fondati circa 120 nuovi spin-off e i dati più recenti mostrano che nel 2018 gli spin-off italiani hanno ottenuto 604 brevetti e realizzato 4,2 milioni di euro di ricavi, ma con grandi disparità tra le istituzioni. Nelle università e nei centri di ricerca italiani ci sono ormai più di 60 uffici per il trasferimento tecnologico (UTT) che assistono i ricercatori che vogliono creare un’azienda basata sulle loro scoperte, ma si tratta di un’innovazione relativamente recente. “La maggior parte di essi sono stati creati negli ultimi 20 anni” dice Andrea Piccaluga, vicepresidente di Netval. “In Israele, per esempio, esistono dagli anni ’50”.

In un paese dove le posizioni accademiche scarseggiano da molti anni, gli spin-off potrebbero creare più opportunità per i ricercatori qualificati, evitando che emigrino o, come nel caso di Pieri, che lascino la ricerca. “Dobbiamo trovare nuovi modi per sfruttare gli investimenti che facciamo sull’alta formazione e sull’istruzione superiore, altrimenti le menti più brillanti andranno all’estero”, dice Francesca Soavi, professore associato di chimica all’Università di Bologna che nel 2018 ha fondato Bettery, uno spin-off che sviluppa una batteria basata su un flusso semisolido litio/ossigeno. Soavi è anche coinvolta in Enercube, lanciato a Marina di Ravenna dall’Università di Bologna, un’iniziativa per facilitare il dialogo tra mondo accademico e industria.

Gestire uno spin-off, però, non è tutto rose e fiori. “I giovani laureati sognano in grande, ma può essere un percorso anche doloroso, e non meno difficile che diventare professore ordinario” dice Silvestro Micera, professore di Bioelettronica e Ingegneria al Sant’Anna (Pisa), e di Neuroingegneria Traslazionale all’EPFL (Svizzera), e consulente scientifico di SensArs, una società attiva nel settore della neuroprotesi che usa la stimolazione nervosa contro il dolore neuropatico cronico. E la transizione tra i due mondi è tutt’altro che facile. “L’attività imprenditoriale è totalmente diversa dalla condivisione universale della conoscenza, e a volte questi due mondi fanno davvero fatica a dialogare tra loro”, dice Alberto Santini, biologo molecolare, che nel 2006 ha co-fondato NGB Genetics, uno spin-off dell’Università di Ferrara che opera nella nutrigenetica.

Creare uno spin-off, un passo dopo l’altro

Il primo passo è la fondazione di una società, tipicamente basata su un brevetto, o altre forme di protezione della proprietà intellettuale. Questa fase è solitamente supportata dal UTT dell’università. Anche se il numero di impiegati negli UTT italiani è raddoppiato dal 2004, e nonostante le iniziative per rafforzare questo settore da parte dell’ufficio brevetti italiano e del Ministero per lo sviluppo economico, “il personale degli UTT italiani è ancora sottodimensionato rispetto ad altri paesi” dice Piccaluga. Il numero medio di dipendenti è di 5,6 secondo il rapporto 2020 di Netval. “Devono lavorare su brevetti, creazione di spin-off, progetti cofinanziati. In media solo una persona può lavorare sul licensing”, dice Piccaluga. Gli UTT italiani firmano in media 1,7 accordi di licenza o opzione all’anno, mentre in alcuni paesi la media arriva a 15 accordi all’anno.

In alcuni casi, detenere un brevetto e concedere licenze può essere sufficiente, ma la maggior parte degli innovatori sceglie di puntare in alto e diventare imprenditori a tutti gli effetti. Non tutti i buoni ricercatori sono però manager nati. “Sono stata una ricercatrice per più di 20 anni e ho dovuto cambiare completamente la mia mentalità quando ho fondato la mia azienda” dice Soavi. La parte più impegnativa, dice, è stata imparare a comunicare l’innovazione a investitori e manager, “un pubblico molto diverso da quello accademico e scientifico”.

Creare un team con competenze diverse, che vadano al di là della ricerca, è altrettanto importane, dice Andrea Cipollina, un ingegnere chimico che ha fondato nel 2017 ResourSEAs, uno spin-off dell’Università di Palermo la cui invenzione può estrarre acqua potabile, sale e materie prime dall’acqua di mare. ResourSEAs sta attualmente collaborando con le saline di Trapani per perfezionare la sua tecnologia. “Non abbiamo mai ricevuto una formazione imprenditoriale adeguata, e forse ci manca ancora un’anima da veri imprenditori”, dice Cipollina. “Tuttavia, ci appoggiamo a un consulente professionista per le decisioni aziendali importanti”.

Abbinare una posizione accademica con la gestione di uno spin-off può essere difficile, e alcuni professori faticano a farlo. “La nostra azienda ha ricevuto poco sostegno dai nostri partner accademici”, dice Santini. “Non ci hanno mai coinvolto in nessun network internazionale e vedevano questa come una scelta etica, un modo per evitare conflitti di interesse. Abbiamo avuto una svolta solo quando abbiamo investito in comunicazione, marketing e contatti commerciali, aspetti che gli accademici consideravano di scarso valore”. Anche tenere insieme il team originario non è sempre facile. Nel 2020, per esempio, Santini ha lasciato NGB Genetics a causa di attriti con i suoi soci. “All’interno di un’azienda alcuni comandano e altri obbediscono” dice. “Siamo partiti come un gruppo di quattro amici ma abbiamo finito per disperderci”.

Altri hanno esperienze più positive. “Non credo che gli spin-off universitari siano percepiti come una sottrazione di risorse al mondo accademico” dice Cipollina, che ha ancora il suo gruppo di ricerca all’Università di Palermo, e ora guida un progetto Horizon 2020 che include anche il suo spin-off tra i partner.

Fare profitto e diventare autosufficienti è l’obiettivo di chiunque inizi un’attività imprenditoriale, ma per molti spin-off è una meta ancora lontana. “Non lo si fa per i soldi, e chissà se o quando arriverà il profitto” dice Andrea Cipollina. “Lo si fa perché si sogna di vedere la propria idea prendere forma, e si spera di contribuire allo sviluppo della propria regione”. Neanche Sibylla Biotech fa ancora profitti. “Continuiamo a lavorare e a discutere con grandi aziende farmaceutiche” dice Pieri. “Quello che cerchiamo ora è un investimento di alto livello”.

Cambiamento di cultura

Quello che ancora manca all’Italia rispetto ad altri paesi, secondo Micera, sono finanziamenti di venture capital per sostenere gli spin-off nelle fasi iniziali. “Anche 100.000 o 200.000 euro sarebbero sufficienti per fare quello che serve per poi attrarre investimenti più grandi, e questo passaggio manca in Italia”, dice. Alcune cose però stanno cambiando, e negli ultimi anni sono stati lanciati alcuni fondi di VC che si concentrano sul trasferimento tecnologico. Per esempio CDP Venture Capital, lanciato da Cassa Depositi e Prestiti, o fondi privati come Pariter Partners, che sta investendo nella robotica, e Vertis SGR, che ha sostenuto Sibylla biotech. “Sono cose che solo tre anni fa non avrei mai sognato”, dice Micera.

Secondo Piccaluga, sono necessari anche maggiori investimenti sul personale degli UTT, sulla rimozione degli ostacoli burocratici, e sulla formazione all’imprenditorialità nelle università. Ma rendere gli spin-off una scelta attraente per i giovani ricercatori richiederà anche un cambio di mentalità. “Chi passa dalla ricerca accademica al business è spesso disapprovato negli ambienti accademici italiani” dice Pieri, secondo la quale le basi della gestione aziendale dovrebbero far parte della formazione accademica. “La maggior parte dei dottorandi vuole fare un post-doc, ma dovremmo insegnare loro che hanno anche la possibilità di seguire un’altra strada”.

doi: https://doi.org/10.1038/d43978-021-00147-x

Il cammino dall’invenzione all’innovazione

Dal trasferimento tecnologico classico, punto-punto, nel quale un’invenzione dell’università veniva brevettata e licenziata ad un’impresa, e auspicabilmente diventava innovazione, ad uno che comprende più situazioni, sempre più orientato a generare crescita sostenibile, equa e inclusiva. Ecco il cambiamento strategico che sta riguardando università e centri di ricerca in Italia.  L’evoluzione – concettuale ed organizzativa – dal trasferimento tecnologico (TT) alla terza missione (TM)  si sta consolidando come obiettivo da raggiungere a livello internazionale. Sul fronte del TT, in Italia abbiamo lavorato molto, negli ultimi venti anni, per recuperare terreno rispetto ai paesi primi della classe. Formazione del personale, organizzazione degli uffici, dialogo con le imprese, sviluppo dell’impianto normativo: questi sono stati i fronti principali su cui si è articolato in Italia il confronto tra università, enti pubblici di ricerca e istituzioni. Ora il nostro paese si sta dimostrando ben predisposto ad abbracciare i concetti di TM delle università e di impatto – sociale, economico e culturale – della ricerca pubblica. Si tratta di un modo di ragionare che è più nelle nostre corde culturali, dato che apre molteplici percorsi di valorizzazione e non solo quello classico dei brevetti, delle licenze e delle imprese spin-off. Non a caso da quest’anno Anvur raccoglie anche casi di studio sull’impatto, come nel Regno Unito fanno da anni, con un approccio metodologico rigoroso e fresco che ora viene studiato con curiosità dai nostri partner, anche in contesti influenti come l’OCSE. Finalmente, una seppur piccola parte del Fondo di Finanziamento Ordinario delle università dipende dalle performance nella TM. C’è però un punto da non perdere di vista: mettere in contatto scienza e tecnologia con gli ambiti applicativi (mercato, istituzioni e società civile) rimane un’attività fondamentale per la mission della ricerca pubblica. Per generare impatto è necessario che in qualche modo l’invenzione diventi innovazione. Se siamo d’accordo su questo allora ci sono tre importanti questioni da affrontare tempestivamente e soprattutto da non perdere di vista mentre allarghiamo gli orizzonti del nostro agire.

La prima è non scordiamoci l’ABC. Non dimentichiamo che il TT e la valorizzazione dei risultati della ricerca rimangono questioni molto tecniche. Non perché ogni invenzione debba essere brevettata e licenziata, ma perché per generare impatto sono necessarie le competenze professionali maturate negli anni sui complessi temi del TT. A fronte di alcuni casi di valorizzazione “spontanei”, la maggior parte richiede una gestione creativa e professionale. Ciò che chiediamo agli esperti che lavorano negli uffici di TM  è infatti di saper dialogare sia con scienziati che hanno il fare impresa nel loro DNA, sia con ricercatori e ricercatrici assai lontani dalle logiche di commercializzazione. Lo sviluppo di queste competenze relazionali e la padronanza della materia da un punto di vista tecnico, richiede una costante (e costosa) attività di aggiornamento. Richiede, all’interno di questi uffici,  lo sviluppo di un capitale intangibile, la cui importanza è stata anche sottolineata alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella nel corso della presentazione dell’annuale rapporto della Fondazione COTEC. Per lo sviluppo di queste attività è in generale richiesto il riconoscimento di una vera e propria categoria professionale, che permetta ai manager della TM di avere ben chiaro come sviluppare la propria carriera all’interno dell’ente di appartenenza o valorizzando l’esperienza fatta in altri contesti pubblici o privati.

Altro punto: servono più persone. Ora che la TM  ha acquisito una nuova centralità nell’operato delle università, gli uffici hanno notevolmente  ampliato la propria mission e si sono aperti ad una vasta  gamma di attività. Tutto ciò, però, lasciando spesso invariato il numero dei dipendenti. Più attività, ma con le stesse persone: non suona bene. Razionalizzare? Identificare le priorità? Si certo, ma teniamo in considerazione di un contesto di strutture pesantemente sotto-staffate. Secondo i numeri degli ultimi rapporti Netval e ASTP, negli uffici di TT lavorano in media poco più di 5 persone, ma solo 0,8 si occupano della commercializzazione dei risultati della ricerca, contro le 12,3 negli Stati Uniti, 10,1 in Israele, e addirittura 18,3 in Giappone e 27,5 nel Regno Unito. Le nostre persone non sono meno in gamba, sono semplicemente di meno.

Infine: il momento di agire è ora. I circa sei miliardi che il PNRR sta per dedicare alla ricerca scientifica daranno vita a tante iniziative, buona scienza, idee e tecnologie. Auspicabilmente ci sarà tanto da trasformare in innovazione e da trasferire alle aziende e alla società. Nell’architettura di questi nuovi progetti, l’identificazione di energie fresche a supporto delle attività di terza missione degli enti di ricerca coinvolti è fondamentale. Negli ultimi anni solo i bandi dell’UIBM-MISE hanno contribuito a rafforzare gli UTT della ricerca pubblica, nella consapevolezza che UTT più staffati lavorano meglio con l’ecosistema aziendale e sociale. Assumere una persona in un UTT costa circa 40K Euro l’anno. Assumerne due per 10 anni per 100 enti costerebbe quindi 80 milioni. Investire in ricerca è sacrosanto. Non investire nelle persone che nelle università, enti pubblici di ricerca e IRCCS dovrebbero valorizzarne i risultati, è pericoloso.

Di Alberto Di Minin e Andrea Piccaluga

ProTon Europe Annual Conference 2011 “The role of networks in knowledge transfer from public research organizations”

ROME

28-30th September 2011

ProTon Europe is the pan-European association of national Knowledge Transfer associations linked to universities and public research organisations. The association was created in 2003 by the European Commission and is self-supporting since 2007. ProTon Europe’s primary objective is to promote the economic and social benefits of publicly funded research and development throughout Europe by further developing the skills of the professionals working in this field. With over 160 members of knowledge transfer organisations ProTon Europe reaches out to almost 600 universities and public research organisations across Europe.
For more information visit www.protoneurope.org or contact José Syne, Secretary General at sg@protoneurope.org

NETVAL         

Netval, the Italian Network for the Valorisation of University Research (www.netval.it), was founded in November 2002 as a university network, in order to cope with a set of critical issues such as the reduction of public funding for research activities, the promotion of patenting as a tool for the protection of research results and several changes in the Italian regulations regarding patent ownership. In September 2007 it was transformed into an association. It now consists of 49 members, 47 of which are universities. Universities which joined Netval account today for 71.3% of Italian university students and 73.9% of professors. Interestingly, Netval gathers 76.3% of the Italian teaching staff working in scientific and technology (S&T) related fields, 78% of the total number of public research spin-offs (n=873) and 88.3% of the total number of university spin-offs (n=771) which have been reported so far within the Italian borders; it also accounts for 94.9% of active patents owned by Italian universities.
Among Netval members there are also two PROs: the Italian National Research Council (Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR) and the Italian National Agency for New Technologies, Energy and Sustainable Economic Development (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – ENEA).
Netval’s activities include: (i) training sessions for TT-related university professional profiles; (ii) identification and discussion of fundamental issues for TT development; (iii) interaction with national and foreign Ministries and Agencies; (iv) participation in the European Union ProTon Europe association, as a representative for Italy.
 

CNR – NATIONAL RESEARCH COUNCIL

The Italian National Research Council (CNR) is the largest public research institution in Italy, the only one under the Research Ministry performing multidisciplinary activities.
The Mission is to perform research in its own Institutes, to promote innovation and competitiveness of the national industrial system, to promote the internationalization of the national research system, to provide technologies and solutions to emerging public and private needs, to advice Government and other public bodies, and to contribute to the qualification of human resources.

THE DEPARTMENTS

CNR’s Departments are organizational units, structured by macro – areas of technological and scientific research, with the task of planning, coordinating and monitoring research activities in the affiliated institutes, by assuring them the necessary financial resources. Each Department furthermore has its national and international relations, dealing with its macro – area of interest. Every Department sets up its own research strategies and programmes, also in cooperation with other Departments, and follow up their implementation through specific research projects. An Institute affiliated to one Department, performing research in interrelated scientific fields, can participate in other Departments’ projects. Among the 82 going projects, 10 are inter – departmental.
The Department decides, together with its institutes, single project’s scientific lines, identifying the research groups to be entrusted with the relevant research tasks, at the same time providing them with necessary resources. Each group of researchers, in charge of carrying out a single scientific line, thus gives its contribution to the achievement of the Project goals.                                       
The 11 Departments are:
-Agrofood         
-Life Sciences
-Cultural Heritage
-Materials and Devices
-Cultural Identity
-Medicine
-Earth and Environment
-Molecular Design
-Energy and Transport
-Production Systems
-Information and Communication Technologies

THE INSTITUTES

The 108 Institutes, located throughout Italy, grouping together these technical and scientific areas of expertise, have been given the task of proposing programmes and implementing the scheduled activities, coordinated by the departments. The Institutes are not dependent on the Departments but are autonomously responsible for their scientific research and duties. The geographical distribution of the Institutes, and their interdisciplinary and multidisciplinary features, enable them to contribute to the growth of regional innovation systems.